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Space Off

di Tommaso Ragnisco

 

Space off è un cortometraggio che nasce da una amicizia profonda, inaspettata, rara.

Nel 1990, nei teatri di posa della SBP, società di postproduzione televisiva che frequentavo dopo essermi diplomato in maturità artistica, era stato appena acquistato un interactive motion control, più precisamente una rostrum camera e Corrado Vecchi, con cui ero da poco amico, era la persona delegata al suo funzionamento. Un oggetto meraviglioso che permetteva di realizzare quello che avevo visto solo in rare foto su riviste specializzate in effetti speciali. Quando entrava in funzione il suono dei motori era come un canto.

In quel nuovo e entusiasmante contesto, Corrado mi presentò Tino Franco e non ci fù bisogno di dire altro: avevamo già cominciato il nostro gioco insieme. 

Negli anni successivi, fino al 1995, quando con Cristina Croce aprii lo studio di progettazione 21st Century Design, abbiamo rincorso idee e progetti. 

Stavo per laurearmi in Disegno Industriale all’ISIA di Roma con il progetto di un astronave per il cinema, una tesi  di laurea incentrata sul lavoro del designer per l’industria cinematografica, di sicuro un nuovo ambito per quel tipo di studi.

Per la tesi avevo realizzato un modello dell’astronave e ricordo bene il giorno in cui, con Tino, decidemmo di usarlo per realizzare un cortometraggio di fantascienza. D’altro canto quello era probabilmente il vero scopo per cui l’avevo realizzata: GIOCARE CON IL MIO AMICO.

E siccome il gioco, quando lo si pratica, monta come la panna, Tino mi disse: «hai fatto l’astronave da fuori, ora devi farla da dentro».

Adoro quando si rilancia!

Cosi ha iniziato a prendere forma il nostro progetto, non c’era cosa più bella da fare. 

Tino mise in ordine un vecchio magazzino su via della Pisana (Roma), dove realizzò un grande fondale per chroma key. Per noi divenne subito il nostro “teatrino di Méliès”, uno spazio libero per creare.

Mentre disegnavo e costruivo tutto quello che sarebbe servito al corto, anche con il prezioso aiuto di amici altrettanto coinvolti nel progetto, Tino organizzava il film coinvolgendo maestranze e attori. Ognuno metteva in campo le proprie capacità con il solo desiderio di concretizzare un sogno condiviso. 

Space Off è stato un cortometraggio di successo, con riconoscimenti e traguardi raggiunti.

Ha ottenuto molto e restituito altrettanto a tutte le persone che vi hanno partecipato.

Insomma, ha fatto quello che pensavamo dovesse fare per la nostra professione, per quello che amavamo, ma anche molto di più: ha chiaramente dimostrato che l’Amicizia è il vero senso, che solo attraverso questa meravigliosa e rara danza si possa sentire un senso di pienezza dell’animo.

Ora il tempo è passato e Tino ha già finito il suo passaggio sulla Terra. Come l’astronave della tesi di laurea, una astronave cronomorfica che cambia con il passare del tempo e che ci rammenta il suo valore e la maggiore consapevolezza che ci servirebbe mentre lo attraversiamo.

 

Tommaso Ragnisco

Roma 18 gennaio 2026

 

SPACE OFF: il corto

Space Off è un cortometraggio italiano di fantascienza diretto da Tino Franco e realizzato nel 2002 da 21st Century Design e Frame by Frame. Girato in lingua inglese con un cast internazionale, nasce dall’incontro tra cinema, scenografia, effetti speciali e tecnologie digitali in un momento in cui questi strumenti stavano iniziando a modificare profondamente i processi della produzione cinematografica indipendente.

Il soggetto è di Tino Franco e Tommaso Ragnisco, mentre la sceneggiatura è firmata da Franco con Leonardo Fasoli. La fotografia è di Marcello Muro, il montaggio di Luca Gazzolo, le musiche di Giovanni Luisi. La costruzione visiva del film, la scenografia e le riprese delle miniature è di Tommaso Ragnisco oltre ad essere anche produttore esecutivo. La produzione coinvolse complessivamente circa cinquanta persone.

La fantascienza è utilizzata non soltanto come genere, ma come dispositivo narrativo per osservare il presente. Space Off mette infatti in relazione due mondi apparentemente opposti: il silenzio e il rigore della ricerca scientifica nello spazio e il rumore di una televisione che tende a trasformare qualunque avvenimento in spettacolo. È proprio questo contrasto, tra ciò che accade e il modo in cui viene raccontato, a costituire il centro del film.

 

SINOSSI

Futuro prossimo venturo. L’uomo sta per raggiungere Marte.

La Global Television Network, una grande rete televisiva, ha costruito intorno all’evento un programma di informazione-intrattenimento, “News on Mars”. Ma da oltre una settimana dell’astronave Centauro e del suo equipaggio non si hanno più notizie.

Il silenzio diventa immediatamente un caso mediatico. La conduttrice alimenta interrogativi, supposizioni e tensione: che cosa è accaduto? Gli astronauti sono ancora vivi?

Quando finalmente il collegamento viene ristabilito, il comandante Thomas Lockyer annuncia una scoperta scientifica potenzialmente rivoluzionaria. Ma la giornalista cerca altro: emozione, conflitto, retroscena, qualcosa che possa diventare spettacolo. La scoperta, da sola, sembra non essere abbastanza sensazionale.

Space Off mette così in collisione sensazionalismo, vanità e rumore televisivo con rigore scientifico, silenzio e sospensione nello spazio. Con ironia, il film interroga il confine tra informazione e spettacolarizzazione: se l’uomo sta per mettere piede su Marte, perché la conquista non basta più?

 

NOTE DI PRODUZIONE

 

Space Off è una produzione indipendente realizzata in un periodo particolarmente interessante per gli effetti cinematografici: quello di passaggio tra tecniche fisiche, modellismo, ripresa elettronica e una post-produzione digitale che all’inizio degli anni Duemila offriva possibilità nuove, ma era ancora legata a tecnologie e strutture professionali molto specializzate.

La scheda tecnica dell’epoca indica 14 giorni di riprese e 40 giorni di post-produzione, con circa 50 persone coinvolte. Il film fu ripreso con una Sony DigiBeta DVW-709 WSP, montato in AVID e lavorato attraverso un insieme di piattaforme e software che comprendevano After Effects, Rhinoceros, 3D Studio Max, Softimage, Flame e Pro Tools.

Le riprese vennero effettuate a Roma negli studi Nel Blu Dipinto Di Blu, dove furono costruite le scenografie dello Space Lab e del cockpit della Centauro. Per il chroma key fu realizzato un blue-screen di circa sette metri per quattro, illuminato con luce diffusa attraverso lampade fluorescenti. Alcune riprese della miniatura furono invece effettuate su green-screen.

Una parte fondamentale dell’immagine del film nasce infatti dall’integrazione tra scenografia reale, miniature, riprese a controllo elettronico e compositing digitale.

Il modello fisico della Centauro era lungo circa 2,70 metri, in scala 1:200. Fu costruito utilizzando legno, plastica, elementi replicati in resina e componenti provenienti dal modellismo. I finestrini erano realmente illuminati mediante un foglio luminescente alimentato a batteria e all’interno della miniatura erano collocati due motori a 12 volt che permettevano la rotazione dei moduli abitativi, concepiti come sezioni in grado di generare artificialmente forza gravitazionale. Prima delle riprese furono realizzati numerosi test fotografici per studiare il comportamento della grande miniatura davanti alla macchina da presa.

Una parte delle sequenze della Centauro furono realizzate utilizzando un Motion Control. Il sistema consentiva di ripetere esattamente lo stesso movimento di macchina più volte: per ogni inquadratura venivano quindi realizzate esposizioni differenti, dedicate alle diverse sorgenti luminose e ai diversi elementi della scena. Questi livelli venivano successivamente ricomposti digitalmente insieme ai matte painting, al pianeta Terra e agli altri elementi visivi.

Anche la sequenza della sonda RT Probe, che entra nell’atmosfera marziana e penetra nel terreno, nasce da un procedimento ibrido. Progettata da Tommaso Ragnisco, la sonda prendeva spunto dal comportamento di alcuni semi che rallentano la propria caduta ruotando come piccole eliche. Il modello fu costruito tridimensionalmente in Rhinoceros, animato e renderizzato in 3D Studio Max, mentre il paesaggio di Marte proveniva dalla ripresa di un plastico fisico in miniatura.

La post-produzione fu realizzata presso Frame by Frame, utilizzando tra gli altri il sistema di compositing Flame di Discreet; la grafica del telegiornale fu sviluppata con After Effects e Softimage. Anche il suono contribuiva alla costruzione della verosimiglianza: distorsioni, feedback e ritardi nelle comunicazioni furono elaborati per suggerire costantemente la distanza tra la Centauro e la Terra.

Il film era stato realizzato in digitale, ma per il circuito cinematografico fu successivamente effettuato il film-out su pellicola 35 mm, formato nel quale venne presentato e proiettato in numerosi festival. Dalla sceneggiatura alla copia definitiva in 35 mm, la lavorazione complessiva occupò più di un anno.

 

 

DISTRIBUZIONE

Il percorso di Space Off non terminò con i festival.

Proprio la difficoltà di trovare all’epoca una distribuzione tradizionale per un cortometraggio spinse la produzione a sperimentare modalità alternative. In Italia fu realizzata un’edizione DVD distribuita attraverso la rete Star Shop, con contenuti aggiuntivi tra cui il Making of e una Picture Gallery. Tino Franco ricordava questa operazione come un caso allora inusuale: portare un cortometraggio autonomamente nel circuito home video attraverso una rete nazionale di negozi specializzati.

Ma Space Off arrivò anche sul mercato statunitense.

 

Nel 2004 il corto fu acquisito dalla Film Festival Collection e pubblicato negli Stati Uniti all’interno di Shorts! Volume 2, un DVD che raccoglieva 17 cortometraggi premiati e selezionati nei festival internazionali. Accanto a opere provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia e altri paesi, il catalogo indica Space Off - Italy: Tino Franco. L’edizione americana, in formato DVD Region 1, risulta pubblicata il 20 settembre 2004. Non si trattò quindi soltanto di una presenza nei festival americani, ma di una vera distribuzione home-video commerciale nel mercato statunitense.

 

 

LA CRITICA

 

Uno degli aspetti che più colpirono la critica fu la capacità di Space Off di costruire un universo fantascientifico credibile pur all’interno di una produzione indipendente italiana.

Mario Sesti, su Kataweb Cinema, mise direttamente in evidenza il lavoro visivo:

«Le scenografie dell’astronave non hanno molto da invidiare al mainstream hollywoodiano e ancora più sorprendente è la perfetta finzione della diretta tv.»

Anche Stefano Masi, su RaiNews24, sottolineò come il budget relativamente contenuto non impedisse al film di costruire un «credibilissimo panorama di Fantascienza», caratterizzato da una cura del dettaglio insolita per il cortometraggio italiano.

Gabriella Gallozzi, su L’Unità, lo definì un «raffinato e fuori dal comune cortometraggio». Nel suo articolo dalla Mostra di Venezia sottolineava soprattutto la scelta di utilizzare la fantascienza per leggere criticamente il rapporto tra media e realtà e il modo in cui la televisione può alterare e manipolare la percezione degli avvenimenti.

Film Daily, durante Venezia 2002, parlò di «ironia pungente e controllata», riconoscendo nel film una satira intelligente della pseudo-informazione televisiva.

Acting News osservava invece quanto fosse inconsueto vedere sul grande schermo una fantascienza made in Italy e indicava Space Off come un possibile segnale di cambiamento per un genere tradizionalmente poco frequentato dalla produzione italiana.

Lo stesso Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, nell’assegnare il Nastro d’Argento, parlò di un corto capace di rendere omaggio «al più spettacolare tra i generi hollywoodiani» attraverso autentico linguaggio cinematografico e gusto ironico.

L’accoglienza fu significativa anche nell’ambiente della fantascienza italiana.

Nel 2004 Fantascienza.com dedicò a Space Off un ampio approfondimento tecnico, individuandolo tra le produzioni indipendenti italiane del periodo con la maggiore impronta internazionale e ricostruendo nel dettaglio la lavorazione degli effetti speciali.

 

FESTIVAL E PREMI

Il percorso festivaliero di Space Off comincia nel 2002 alla 59ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove viene selezionato nella sezione Nuovi Territori, dedicata anche alle nuove forme, ai formati digitali e alle produzioni indipendenti.

Nel dicembre dello stesso anno arriva uno dei riconoscimenti più importanti: il Nastro d’Argento 2002 per il miglior cortometraggio, assegnato ex aequo con La storia chiusa di Emiliano Corapi. 

Pochi giorni dopo Space Off riceve anche il Capri-Hollywood Award 2002.

Nel 2003 il film entra nella cinquina dei candidati al David di Donatello per il miglior cortometraggio. Nello stesso anno viene selezionato nella Shorts Competition del Tribeca Film Festival di New York, risultando l’unico cortometraggio italiano in competizione. Le proiezioni si svolgono il 7 e l’8 maggio a Manhattan.

Sempre nel 2003 Space Off vince il premio per il Miglior Cortometraggio al XXIII Fantafestival di Roma. 

Il film prosegue poi il proprio percorso attraverso numerose manifestazioni italiane e internazionali: Interfilm Berlin, Future Film Festival di Bologna, Napoli Film Festival, Bellaria Film Festival, Arcipelago, fino a Science Plus Fiction di Trieste. A queste si aggiungono incontri e proiezioni al Goethe Institut di Roma, al Cinema Pasquino, alla DeepCon di Fiuggi, all’Isola del Cinema e in altri spazi e rassegne dedicate al cinema breve e alla fantascienza.

Quello che nasce come un cortometraggio indipendente e autoprodotto riesce così a percorrere una traiettoria poco comune per la fantascienza italiana dell’epoca: Venezia, il Nastro d’Argento, il David di Donatello, il Tribeca Film Festival, il Fantafestival, una lunga circolazione festivaliera e infine una distribuzione DVD sia italiana sia statunitense.

Un percorso che restituisce la dimensione reale di Space Off: non soltanto un esperimento riuscito di cinema di genere, ma un film capace di trasformare limiti produttivi, competenze diverse e sperimentazione tecnica in un linguaggio visivo credibile e riconoscibile.

 

 

TOMMASO RAGNISCO

tommaso.ragnisco@gmail.com

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